CAVALIERE ALFA - Guardiani Italiani

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PERSONAGGI > VILLAIN

Kahina ricorda ancora nitidamente la sera in cui, ancora giovanissima, di fronte al fuoco crepitante nell'accampamento, ascoltava sua madre consigliare suo padre sugli sviluppi imprevisti che avevano preso gli eventi successivi alle prime vittorie della rivolta messa in atto dal Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad, in cui il genitore militava. Fra le tribù dei Kel Tamasheq, infatti, la confederazione Kel Adagh, a cui apparteneva lei e la sua famiglia, era quella più strettamente allineata con la ribellione che aveva ottenuto l'indipendenza del Mali. La vittoria sull'esercito maliano aveva avuto una notevole eco e "il Popolo Blu", gli "imohag", cioè gli "uomini liberi", più conosciuti come "Tuareg", un termine dispregiativo coniato dagli Arabi che significa "abbandonati da Dio", era ora al centro di un grande cambiamento. Il crollo del potere statale del Mali, infatti, aveva permesso al movimento Tuareg separatista di conquistare il controllo delle principali città e di dichiarare unilateralmente l'indipendenza dell'Azawad. La guerra civile, però, aveva portato l'etnia Tuareg laica del MNLA ad allearsi con alcune fazioni fondamentaliste islamiche, e, poco alla volta, il Movimento Nazionale di Liberazione era stato in seguito attaccato e spodestato dalle sue posizioni dai movimenti islamici con cui inizialmente era alleato. Il primo tradimento fu ad opera dei fratelli "Ansar Eddine", il movimento integralista Tuareg proclamato difensore della fede con l'obbiettivo, forte del collegamento con l'organizzazione terroristica fondamentalista al-Qaida nel Maghreb islamico, di imporre la sharia, uno stile di vita inconcepibile per il popolo della ragazza. Gli attacchi si stavano intensificando a Timbuctù, dove un forte contingente del gruppo fondamentalista Ansar Eddine aveva colpito, distruggendo numerose reliquie della locale tradizione sufi e le tombe di alcuni santi musulmani, tra cui l'antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya. L'offensiva aveva incluso anche la mutilazione e l'uccisione di tanti membri delle tribù della confederazione Kel Adagh, tra cui donne e bambini, e Kahina sapeva bene che suo padre e gli altri guerrieri avrebbero fatto di tutto per scongiurare altro spargimento di sangue e, per questo motivo, l'indomani, egli sarebbe partito alla volta della suggestiva “città dei 333 santi”. In cuor suo, però, la ragazza sapeva bene che molto probabilmente non lo avrebbe mai più rivisto. Le venne in mente il proverbio che sua madre le ripeteva quando faceva riferimento alle origini del proprio popolo: "Non abbiamo storia perché i nostri padri l’hanno scritta sulla sabbia e il vento l’ha portata via." Quella sarebbe stata l'ultima volta passata in compagnia della sua famiglia, vicino al caldo tepore del fuoco, sotto un cielo di miriadi di stelle, tra le dune e le piste tracciate dalle antiche carovane di dromedari guidate, dal Sahara al Sahel, dal suo popolo nomade. Il suo mondo stava man mano scomparendo, come sabbia stretta in un pugno... Il ricordo legato al giorno seguente era a tratti confuso: Il viaggio, nascosta sul veicolo per seguire il padre, e poi l'inizio del fragore delle armi da fuoco. Ricorda che per paura di essere trovata dagli estremisti, scese dal mezzo rifugiandosi tra le rovine di un antico mausoleo...e fu in quel momento che lo vide. Tra le macerie aveva notato un bagliore. Era uno scudo dorato! Qualcosa in quello strano oggetto la attirava e Kahina, mentre intorno a lei si susseguivano gli spari, allungò la mano per toccarlo. Un istante dopo, sulla superficie al centro dello scudo attorniato da un simbolo, si aprì un varco da cui emerse, imponente, una figura alata, incappucciata e con un terrificante occhio al centro del petto! Poi accadde! La terrificante figura si proiettò oltre le rovine del mausoleo e, come in un sogno, Kahina vide il susseguirsi dei corpi dei nemici travolti dalla furia dell'essere. Seppur nascosta e a distanza, poteva avvertire ciò che stava accadendo oltre il suo campo visivo. Poteva infatti vedere attraverso gli occhi della creatura e assaporare ciò che stava compiendo! Poteva sentire ognuno dei colpi inferti ai nemici in tutta la vibrante potenza con cui l’essere li smembrava con la sola forza delle mani. Quelli stessi uomini che un attimo prima avevano giustiziato suo padre e i combattenti che erano con lui, ora esplodevano in nugoli rosso sangue in un turbinio di ossa, membra e interiora. E lei, ferma, nascosta a distanza, si ritrovava a compiacersene, come se quell'essere, a cui ora comprendeva di essere sempre stata legata, fosse un'estensione non solo del suo corpo, ma anche di uno spirito combattivo e vendicativo per anni sopito, che le era da sempre appartenuto... poi, il silenzio. Dopo aver avvolto lo scudo in un panno abbastanza grande, la ragazza lasciò il luogo del massacro per tornare al suo villaggio. Il viaggio era lungo e le toccò anche dover passare la notte al freddo, nel deserto. Il giorno seguente, camminò per ore sotto il sole e sotto il peso del pesante scudo, ma non riusciva a separarsene; ad ogni modo, il manufatto era ottimo per ripararsi dal sole. Sebbene abituata ai rigori di quei luoghi, dopo aver impiegato quasi un altro intero giorno di cammino, arrivò al suo villaggio ormai stremata. Ma al posto delle tende in cui dimoravano le donne e i bambini della sua tribù, trovò solo ceneri fumanti. Dovevano essere stati gli estremisti, anche lì, ma ormai nulla aveva più importanza. Cadde a terra priva di forze con lo scudo accanto e, mentre le sembrava di sentire il rumore di un elicottero in lontananza, perse i sensi.

PRESENTE

Kahina è ormai una donna, morta e rinata anni prima in un giorno di violenza che le ha cambiato la vita. Ma ciò che più l'ha cambiata, nel profondo, è il suo potere. Quel giorno, era stata tratta in salvo dalla Megalith, un'organizzazione che si occupa di ricercare reperti archeologici legati a poteri mistici, come il suo scudo. Ora la ragazza sa che la creatura che può evocare attraverso lo scudo, e a cui è legata da una mutazione di un suo gene, è Azrael, l'arcangelo della morte! Come le avevano spiegato i ricercatori della Megalith, l'entità eterna proveniva da una dimensione situata oltre lo spazio e il tempo e solo lei aveva il potere di evocarla e controllarla. Lo scudo era infatti appartenuto in passato allo scomparso Ordine dei Cavalieri Alfa che, attraverso l'uso dell'alchimia, avevano alterato un tratto genetico di un suo avo, un guerriero moro vissuto nel medioevo. Ogni suo discendente diretto aveva ereditato il gene alterato, per arrivare fino a lei. In qualche modo, quel legame aveva anche a che fare con il ritrovamento dello scudo. L'antico manufatto, infatti, era stato custodito nei secoli da una famiglia di guardiani custodi. Questi custodi, chiamati "Alpha", avevano nascosto lo scudo nel mausoleo di Alpha Moya, a Timbuctù, non lontano dai luoghi in cui la sua discendenza aveva abitato nei secoli. Forse era stato proprio il legame con quell'antico cimelio a farle decidere di seguire di nascosto il padre proprio quel giorno così da venirne in contatto? Kahina non poteva saperlo con sicurezza, ma gli studiosi della Megalith davano per certo che un forte stress emotivo poteva aver attivato il gene che le aveva permesso di evocare l'arcangelo della morte. Così, la prima evocazione di Azrael fu avvertita da una potente medium dell'organizzazione, incaricata di percepire le manifestazioni legate al ritrovamento di oggetti mistici del passato, e, grazie alla visione a distanza, riuscì a trovarla e a farla trarre in salvo. Gli estremisti islamici, infatti, avevano preso possesso delle città che, dopo il colpo di Stato in Mali, erano state per poco tempo sotto il controllo del Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad, e rimanere nel territorio, soprattutto dopo la manifestazione del potere legato allo scudo, sarebbe stato pericoloso per la ragazza, perché avrebbe attirato su di sé l'attenzione dei nemici. Ora, però, sono passati anni, e la sua vita precedente è, per Kahina, solo un ricordo alimentato dal sempre presente sentimento di vendetta. Aveva accettato di buon grado la sua nuova vita; la Megalith le aveva dato un nuovo scopo. L'organizzazione, infatti, sta attendendo il ritorno di una mistica figura che chiamano "Empire" e che riporterà un nuovo ordine sull'intero pianeta. Per anni, quindi, la giovane si era allenata e, per conto della Megalith, presta le sue doti da guerriera in numerose missioni di recupero di antichi reperti, il cui potere andrà ad accrescere la forza di Empire, quando questi tornerà. Per portare a termine le sue missioni, oltre al terrificante Azrael, la ragazza usa anche le sue doti e armi da guerriera, soprattutto la Takouba, la spada tradizionale dei Tuareg. Kahina è sicura che Empire riporterà il mondo a un nuovo stato di cose e guerre e violenze cesseranno per sempre! E lei, un giorno, sarebbe tornata nel deserto, riunendosi al suo clan nobiliare e al popolo dei Kel Adagh, finalmente libero. Sua madre le aveva detto che il suo nome, Kahina, che è uso dare alle bambine del suo popolo, è il soprannome con cui è conosciuta Dīhya, una regina guerriera e condottiera berbera del passato, che sui campi di battaglia guidava i combattenti con indiscussa autorità e indomita fierezza. Proprio come la mitica regina, anche lei, che porta il suo stesso nome, si sente destinata a qualcosa di grande... lei, che appartiene a un clan di nobili guerrieri, ora è il CAVALIERE ALFA e il suo Azrael porterà la morte sui nemici che si contrapporranno all'avanzare di Empire!
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